Tezze sul Brenta | L'ombra del Salice in Tour

Tezze sul Brenta | L’ombra del Salice in Tour

Scrivere significa, prima di tutto, mettersi in viaggio. E la gioia più grande per una scrittrice è scoprire che quel viaggio non si compie da soli, ma si arricchisce a ogni tappa delle storie e degli sguardi degli altri. È questo il pensiero che mi ha accompagnata tornando a casa la sera dello scorso 8 maggio, dopo l’incontro tra le mura accoglienti della Biblioteca di Tezze sul Brenta, dove ho avuto il privilegio di raccontare il mio romanzo, L’ombra del salice. Una tappa che desideravo fortemente, perché questa città è legata alle mie radici.

Se la tappa precedente mi aveva regalato l’abbraccio di una grande libreria, Tezze mi ha offerto una dimensione diversa, un’atmosfera di intimo ascolto in cui ogni parola è sembrata posarsi con delicatezza nel silenzio partecipe della sala. Davanti a un pubblico così attento, ho sentito che le vicende di Sofia e della sua famiglia – una storia vera, densa, segnata dal peso del disturbo bipolare e dalla ricerca di un riscatto – non erano più soltanto mie, ma stavano diventando patrimonio di una comunità intera, un luogo in cui mi sono sentita profondamente a casa.

C’è un motivo profondo se questa presentazione è stata così densa di significato, ed è racchiuso nell’identità stessa di questo territorio. Parlare di un libro che porta il “salice” nel titolo a pochi passi dalle sponde del Brenta significa far risuonare la narrazione con la voce stessa del paesaggio. Chi vive qui conosce bene quel fiume e conosce gli alberi che ne assecondano il corso: piante capaci di assecondare la corrente, di flettersi dinanzi alle piene della vita senza mai farsi spezzare.

Nel romanzo ho cercato di raccontare proprio questo: la vulnerabilità che non diventa resa, ma si trasforma in una straordinaria forza flessibile. Abitare l’ombra della sofferenza mentale è un percorso difficile, spesso isolato dallo stigma e dal silenzio, ma la serata di Tezze mi ha dimostrato il contrario. La biblioteca, trasformata per una sera in un rifugio di riflessione comune, ha dimostrato che quando si ha il coraggio di narrare il dolore con rispetto, le distanze si annullano.

Desidero ringraziare di cuore la Biblioteca di Tezze sul Brenta per l’accoglienza e per aver creduto nel valore di questo dialogo, e ogni singola persona che ha scelto di dedicare il proprio tempo a questa serata, regalandomi una vicinanza e un senso di appartenenza che porto ancora con me.

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