Ci sono libri che si presentano seduti davanti a un pubblico. E poi ci sono storie che, per essere raccontate, chiedono di mettersi in cammino.
Lo scorso 23 agosto, a Gallio, L’ombra del salice ha vissuto una tappa diversa da tutte le altre: una passeggiata letteraria al Libralbero, con partenza dagli Impianti di Risalita delle Melette.
Camminare insieme significa condividere un ritmo. Significa fermarsi, ripartire, aspettarsi. E mentre attraversavamo il paesaggio dell’Altopiano, ho pensato a quanto questa immagine assomigli al percorso di Sofia e della sua famiglia.
L’ombra del salice racconta infatti una strada tutt’altro che lineare. C’è un padre affetto da disturbo bipolare, una madre che nel tentativo di prendersi cura della propria famiglia finisce per mettere da parte sé stessa e una figlia che cresce dentro equilibri fragili, cercando nel tempo di comprenderli e, soprattutto, di trovare il proprio modo di andare avanti.
Forse è proprio questo che facciamo davanti alle esperienze più difficili della vita: cerchiamo un sentiero anche quando non riusciamo ancora a vedere dove conduce.
A Gallio questa metafora è diventata concreta. Passo dopo passo, le parole del romanzo hanno incontrato alberi, sentieri e silenzi. E arrivare al Libralbero, un albero trasformato simbolicamente in luogo di libri e storie, ha reso ancora più forte il legame con quel salice che accompagna il mio romanzo.
Le radici raccontano ciò da cui veniamo. I rami, invece, continuano a cercare nuove direzioni.
È forse questa una delle immagini che meglio rappresentano il percorso di rinascita narrato nel libro: non cancellare le proprie radici, anche quando sono attraversate dal dolore, ma imparare a crescere oltre ciò che abbiamo vissuto.
La passeggiata si è conclusa con un brindisi e con i sapori tipici dell’Altopiano, trasformando l’arrivo in un ulteriore momento di incontro e condivisione. Perché parlare di salute mentale e fragilità non significa necessariamente rimanere fermi nel dolore. Significa anche riconoscere la possibilità di ritrovarsi, stare insieme e continuare il cammino.
Porto con me Gallio, le Melette e tutte le persone che hanno scelto di percorrere insieme a me questo tratto di strada.
Questa volta L’ombra del salice non è stata soltanto raccontata.
L’abbiamo, letteralmente, attraversata insieme.