LOCANDINA CERIALE

Ceriale | L’ombra del Salice in Tour

Ci sono serate in cui una presentazione smette di essere soltanto il racconto di un libro e diventa un’occasione per parlare insieme di qualcosa che riguarda tutti: la fragilità, l’ascolto e la salute mentale.

Lo scorso 26 agosto, in Piazza della Vittoria a Ceriale, L’ombra del salice è salito sul Palco d’Autore e Gourmet, all’interno del Ceriale Summer Festival. Una tappa particolarmente significativa, perché inserita in una serata dedicata alla cultura, alla consapevolezza e alle storie capaci di avvicinare le persone.

A condurre l’incontro è stata Renata Cantamessa e al mio fianco ho avuto ancora una volta l’associazione Un libro per Daniela, con cui condivido un obiettivo che sento profondamente vicino al significato del romanzo: contribuire a creare maggiore sensibilità intorno alla salute mentale.

L’Ombra del Salice nasce infatti da una storia familiare complessa. Racconta Sofia, una giovane donna cresciuta accanto a un padre affetto da disturbo bipolare e a una madre che, nel tentativo di sostenere la famiglia, finisce progressivamente per dimenticare sé stessa. Ma racconta soprattutto ciò che esiste intorno alla malattia: i silenzi, gli equilibri che cambiano, le ferite che attraversano le relazioni e il difficile percorso necessario per ritrovare sé stessi.

Portare questi temi in una piazza, davanti a una comunità, ha avuto per me un valore ancora più forte. Per troppo tempo la salute mentale è stata confinata nella dimensione privata, accompagnata dalla paura di essere giudicati o di non essere compresi. Parlarne apertamente significa invece provare a cambiare prospettiva, ricordando che dietro ogni diagnosi esistono una persona, una famiglia e una storia che meritano ascolto.

La serata di Ceriale ha reso questo messaggio ancora più intenso grazie all’incontro con un’altra storia, quella dedicata a Sofia Barberi, raccontata attraverso la voce e il cuore di Emma Brasca, con la partecipazione della mamma Barbara De Stefano e della sua famiglia. Due momenti differenti, uniti dalla volontà di trasformare le parole in uno strumento di consapevolezza e vicinanza.

È proprio in occasioni come questa che comprendo fino in fondo quanto la letteratura possa andare oltre le pagine. Un romanzo può aprire una conversazione, far emergere domande, avvicinare esperienze apparentemente lontane e, qualche volta, aiutare qualcuno a sentirsi meno solo.

Porto con me Ceriale, Piazza della Vittoria e tutte le persone che hanno scelto di ascoltare e condividere questa serata, insieme alla gratitudine verso chi ha reso possibile un appuntamento capace di unire cultura e sensibilizzazione.

Perché dare voce alla fragilità non significa renderla più grande. Significa, al contrario, toglierla dall’ombra e permetterle finalmente di essere ascoltata.

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